Chiara e un ministro da compatire

Terra di santi, poeti e navigatori… e di una generazione privata della possibilità di costruirsi un futuro dove i vocaboli “precario” e “disoccupato” siano considerati utopia.

Una generazione che deve fare i conti, invece, con la realtà chiamata precariato e disoccupazione.

Questi giovani sono nelle sapienti mani di persone che hanno stipendi di migliaia di euro, agevolazioni assicurative e mediche, una pensione d’oro assicurata quindi… tutto il tempo lo passano sbattendosi per concretamente aiutare chi rappresenta il futuro del nostro paese.

Un ministro in particolare è sceso in campo con tutte le migliori intenzioni del mondo, dal suo cervello sopraffino è uscita, tempo fa, una proposta di legge per sbattere fuori di casa i “bamboccioni” a diciotto anni. Poi, per far capire quanto il problema gli stia a cuore, pochi giorni fa ha additato i precari come il male peggiore dell’Italia.

Ma ti pare possibile che quei pochi che riescono a trovare un’occupazione, costretti a lavorare per quaranta e più ore alla settimana per una busta paga che non arriva a mille euro al mese, non siano in grado di pensare in grande a costruirsi una famiglia, un futuro?

E gli altri, invece, che fanno? Aspettano che la manna gli piova dal cielo? Non lo sanno che di lavoro ce n’è in quantità industriale? Quelli non hanno voglia di fare niente. Suvvia, “bamboccioni”, svegliatevi!

Chi, in tutti questi secoli, ha protetto la nostra bella Italia continui a volerci tanto bene. Ne abbiamo bisogno.

Di giovani in gamba, per fortuna, siamo circondati.

Chiara è una di questi.

Come l’ho conosciuta e cosa ha fatto per me lo scriverò in un post dopo la pubblicazione del “Fosso Bianco”.

È figlia di Calabria, ha ventisei anni, pur avendo i genitori con un’attività nel settore della lavorazione artistica della ceramica, ha deciso di non aspettare che una legge l’obbligasse a costruirsi un futuro.

Si è pure scelta una strada davvero difficile, cercare di vivere di cultura. Ama leggere e scrivere, il cinema, l’arte in tutte le sue forme.

Per guadagnarsi la sua indipendenza propone i suoi racconti a diversi editori, fino a quando, nel 2008, trova una casa editrice che decide di pubblicarla senza contributo (Di quali loschi figuri sia costellata l’editoria italiana avremo tempo e modo per parlarne, ai non addetti ai lavori basti pensare che esistono persone capaci di chiedere agli autori migliaia di euro per stampare duecento copie, o poco più, di un libro che nessuno troverà mai in una libreria. Che nessuno verrà mai a sapere che è stato pubblicato).

Però la CE è piccola, i mezzi limitati, l’editing del suo libro e anche la qualità di confezionamento non sono proprio il massimo, ma è una partenza. È la partenza. E questo conta.

Chiara capisce subito che se vorrà vendere qualche copia dovrà darsi da fare in prima persona, e non poco. Crea un suo sito, partecipa a sue spese a fiere del libro, non si lascia sfuggire l’opportunità di partecipare a delle presentazioni. Si rende conto in fretta di quanti e quali bocconi amari e delusioni l’attendono. Però è tosta, determinata, difende da tutto e tutti la sua scelta e tira dritto. Alla fine del 2010 pubblica un secondo libro, un romanzo. Ed è un gran bel romanzo. In pratica, senza aiuto da parte del suo editore, riesce a raggiungere, in quasi tre anni, cifre di vendita a tre zeri, ma per fare ciò si è dovuta sbattere come una pallina da flipper e sapete per guadagnare quanto?

Dal prezzo di copertina (diciamo 12 Euro) togliete l’iva editoriale al 4%. Sulla rimanenza calcolate il diritto d’autore, per un esordiente se è il 10% è un cifrone. Moltiplicate per mille. Adesso detraete la ritenuta d’acconto del 20% e poi considerate che bisogna fare anche la dichiarazione dei redditi, altra bella fetta mangiata dalle tasse.

Eppure Chiara non demorde, adesso ha cambiato casa editrice, ha ristampato il suo primo libro aggiungendo un racconto che le era stato tolto, l’editing è di un’altra qualità, così come il confezionamento.

In uno degli ultimi post nel suo sito c’è una frase che raccolgo volentieri, sottoscrivo e rilancio:

“Vi ricordo, come sempre, l’importanza di dare una possibilità agli scrittori italiani emergenti che sgomitano in questo covo di lupi per farsi notare e acquisire preziosi lettori.”

Chiara la trovate qui:

http://chiaravitetta.com/

Leggete i suoi post (in particolare tutta la serie della pseudocultura di convenienza), acquistate un suo libro e capirete di persona di che pasta sono fatti i “bamboccioni” italiani.

Alla prossima.

6 Risposte

  1. il post si commenta da solo….. bravo Max! 🙂
    e soprattutto brava Chiara …. non demordere!!! 😀

  2. Davvero in gamba questa Chiara… Ed è vero quello che scrivi, Massimo, che di giovani in gamba siamo circondati. E’ triste che sui media vengano messi in evidenza solo gli esempi negativi.
    Anche nell’ambito dell’istruzione si fa spesso di ogni erba un fascio, ma girando per la rete mi è capitato di trovare quindicenni che scrivono con una proprietà di linguaggio e una profondità ammirevoli, o giovani entusiasti e ferratissimi, che so, in fisica, archeologia, storia antica…
    Forza ragazzi, fatevi valere!

  3. Grazie Max! 🙂 E grazie anche a Laura. Non mi arrendo, non ci penso neppure! 😉

  4. L’argomento precariato mi tocca nel profondo, anche perché oggi pomeriggio il nostro amministratore delegato mi ha detto che il mio contratto verrà prorogato fino al 31 dicembre. Piccolo particolare: il contratto attuale scade a fine mese e finché non vedo non credo. È mai possibile che per sapere cosa ne sarà del mio futuro io debba aspettare gli ultimi giorni? Ma se i miei datori di lavoro sono e vogliono essere così lenti, io li prevengo e da circa un mese sto cercando nuovi sbocchi, e ho anche fatto domanda in università per fare la tutor di gruppo: sono arrivata seconda, ma paradossalmente sono felice, le mie lodi valgono qualcosa in questa graduatoria e l’anno prossimo ci riproverò. Intanto aspetto che a casa mi arrivi la nomina di Cultrice della materia di Storia del Cinema italiano, so che la domanda è passata… Il Ministro Brunetta mi ha deluso immensamente: io avevo fiducia nella sua idea di portare la meritocrazia in Italia, forse perché i miei genitori mi hanno trasmesso valori come diligenza e professionalità attraverso il loro stesso esempio. Ma non è così, e lo vedo anche in ufficio da me… Però io non demordo. Mi ritengo fortunata rispetto a molte mie ex compagne che hanno dovuto ripiegare su altri campi. I miei ben quattro lavori hanno a che fare con la Storia dell’Arte. Sono guida, assistente, organizzatrice di mostre e catalogatrice. Studio ancora. Ho voglia di studiare ancora. E ringrazio il mio professore che crede in me e mi permette di continuare ad arricchirmi (culturalmente 😛 ).
    Certo, la somma dei quattro stipendi non compone uno stipendio mensile e questo è il dramma.
    Fino a quando il mio orgoglio e la mia voglia di fare, di studiare, di conoscere mi sosterranno? Prima o poi getterò anche io la spugna? O arriverà prima il giorno in cui l’Italia si accorgerà che grazie alle pensioni baby e a tanti sbagli, grazie a questi stupendi contratti a progetto e a chiamata, noi non avremo una pensione? E come faccio a pagarmi una casa senza il sostegno dei miei genitori? Mia madre tante volte mi ha detto: “Io vorrei che tu raggiungessi un’indipendenza. Sarei felice se andassi a vivere da sola, perché vorrebbe dire che ce la fai con le tue forze” (premesso che mia madre mi manderebbe a Roma anche domani se trovassi lavoro lì 😛 )… Ora mi dice: “So che fai del tuo meglio”. Si rende conto anche lei che in questa società è il massimo che si possa fare. Il cambiamento in questo caso deve venire dalle istituzioni, altrimenti l’Italia affonderà definitivamente. A noi sta credere in noi stessi, sempre e comunque. È così che affronto ogni giornata. Alcuni non lo capiscono e mi danno dell’idealista, ma io dico queste cose proprio perché lotto in continuazione per affermare il mio pensiero, le mie capacità, le mie speranze. Se avrò dei figli insegnerò loro che è necessario sapere, saper fare ed essere, anche se in tanti non lo fanno e cercano sempre la strada più semplice.
    Ma il discorso sarebbe troppo lungo…
    Consiglio a chi legge (sempre che non si sia addormentato 😀 ) di vedere il mio film feticcio di cinema italiano contemporaneo: Tutta la vita davanti, regia di Paolo Virzì (2008). Un film geniale, tragicommedia moderna che tra riso e pianto mostra la vita di Marta Cortese, il mio idolo. La scena conclusiva si chiude sulle note di “Que sera sera”, come se il regista volesse suggerire per Marta un lieto fine che sta a noi immaginare. Una scena che mi fa sempre commuovere e pensare che anche per me, per noi giovani, ci sarà un lieto fine, anche se dobbiamo crearcelo noi.
    Homo faber ipsius fortunae, nonostante tutto…
    E complimenti a Chiara! 🙂

  5. Grazie Francesca,
    e in bocca al lupo per il tuo futuro. Vedrò il film che hai consigliato, sono molto curiosa. 🙂

  6. In ritardo, ma… crepi!!! In bocca a lupo anche a te e buona visione 🙂

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